Molise. Una storia della terra di mezzo

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«Si viene qui per visitare il cielo
o per guardare altri paesi da lontano.
Si sale da un lato e si scende dall’altro,
e chi voleva vedere l’imbroglio
dei nostri tempi, chi voleva frugare
nel Sud dell’incuria e dell’inedia,
trova un paese semplice e sobrio
come una sedia
».
(Franco Arminio, La cura dello sguardo)

Amici che continuano a fare (bellissime) cose.
Esce con la fine dell’anno un altro prezioso progetto targato different.photography, un “racconto di confine” che conduce, attraverso le immagini sempre suggestive, a nuovi luoghi e all’incontrare persone, a bordo di una bicicletta. Le parole che le accompagnano, tra autori molisani e propinqui (se non per corpo, sicuramente per spirito) abbiamo avuto l’onore di sceglierle noi: ed è stato un altro accompagnare gli amici, viaggiare con loro, scorrere a dito le mappe e scoprire altre letture, ne siamo, come altre volte, davvero orgogliosi.

L'accoglienza nutre. Mani e miracoli a Carovilli
L’accoglienza nutre. Mani e miracoli a Carovilli

Molise . Storia di confine – photobook + calendario 2021

Photobook 112 pp + copertina, stampa off-set su Fedrigoni Arena Rough da 100 gr, brossura, f.to 15×20 cm
Immagini e concept  different.photography
Introduzione e ricerca antologica Quelli di Festamobile
con testi di Franco Arminio, Francesco Bevilacqua, Franco Cassano, Carlo Emilio Gadda, Luigi Incoronato, Francesco Jovine, Giuseppe Lupo, Raffaele Nigro, Federico Pace, Lina Pietravalle, Guido Piovene, Nino Ricci, Giose Rimanelli, Rocco Scotellaro, Vito Teti, con gli angoli tondi e un bellissimo cartoncino ecru + calendario ad anelli.
ISBN 9788899825072
Stampa Litografia Solari – Peschiera Borromeo (Milano)

Come sempre, le altre notizie sono su differentphotography.it

Velocipedastri a Trivento
Velocipedastri a Trivento, come direbbe C.E. Gadda

«Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada. Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto esser felici di avere in tasca soltanto le mani. Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando son forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo. È suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.
Andare lenti è fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata, su una collina bruciata dall’estate […]. Andare lenti è essere provincia senza disperare, al riparo dalla storia vanitosa, dentro alla meschinità e ai sogni, fuori della scena principale e più vicini a tutti i segreti».
(Franco Cassano, Il pensiero meridiano)

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